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Giacobazzi da "pavura"

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E’ il comico del momento, tra i più amati di Zelig e noi, che abbiamo avuto il piacere di incontrarlo di persona, possiamo assicurarvi che è divertente e simpatico anche fuori dal palco.
Giuseppe Giacobazzi, classe 1963, originario di Alfonsine in provincia di Ravenna, ci concede questa intervista prima di un suo spettacolo a Cesenatico e per tutto il tempo non facciamo altro che ridere e scherzare insieme a lui. Fin dal momento delle presentazioni.

Pochi infatti sanno che Giuseppe Giacobazzi in realtà si chiama Andrea Sasdelli. Con questo cognome - ci spiega - se provi a ordinare delle pizze da asporto o un kebab - sei sicuro che non arriveranno mai!
Come nasce allora questo nome d’arte?
Quando lavoravo in radio facevo un personaggio che si chiamava Giuseppe che era il classico contadino romagnolo.
Nel momento in cui ho dovuto portarlo in scena con Duilio Pizzocchi era necessario dargli un cognome e visto che il mio era impronunciabile ci siamo ispirati a Giacobazzi dei vini che a quei tempi sponsorizzava la Ferrari. Suonava bene e così è nato Giuseppe Giacobazzi.
Perchè ha deciso di fare questo mestiere? Era uno che faceva ridere o le piaceva fare ridere?
È proprio l’ignoranza naturale che sgorga spontaneamente! Da piccolo probabilmente ero portato, da grande ho affinato le doti. Vabbè diciamo che tutto è nato per caso ma se sono sul palco è colpa di Duilio Pizzocchi.
Pizzocchi è il personaggio con il quale ha condiviso tanti spettacoli teatrali, radiofonici e televisivi. Ultimamente però vi vediamo poco
insieme.
Abbiamo fatto recentemente tre “sold out” in teatro a Bologna, tre spettacoli fantastici. Pensa che ci nascondiamo le battute per vedere se ci facciamo ridere a vicenda sul palco. E in genere ci riusciamo.
Quanto c’è quindi di improvvisato e quanto di preparato nei suoi spettacoli?
Bè negli spettacoli vecchi molto era lasciato al caso mentre in quelli nuovi... anche! (risata) Diciamo che ovviamente ho un canovaccio che però nel tempo si evolve, matura, si modifica. Chi viene a vedere lo spettacolo a inizio anno se poi torna a fine anno troverà che è quasi completamente diverso.
Ma quella risata che vien fuori mentre pronuncia le battute è reale o impostata?
Mi viene da ridere quando penso: “guarda che stupidata ho appena detto”. Quando sono in televisione mi ripeto sempre che non devo ridere perché sembra che inciti il pubblico. Ho la fortuna di fare un mestiere che mi piace veramente tanto e se non mi diverto non provo gusto. Il giorno in cui non mi divertirò più probabilmente smetterò.
Come è stata la sua gavetta?
Ho avuto la fortuna di avere lo zoccolo duro dei miei fans qui in Romagna. Con Costipanzo che è lo spettacolo con il quale giravamo l’Emilia Romagna abbiamo fatto spettacoli ovunque. Mi mancano le cocomeraie forse! Però è stata una grande scuola.
La Romagna ha lanciato vari personaggi comici. Che cosa è che piace al pubblico, la ‘S’ romagnola che lei stesso accentua?
Dopo i napoletani, i romani, i toscani, i liguri, prima o poi toccava anche a noi!
Come è lavorare a Zelig?
A Zelig le telecamere ci vorrebbero dietro il palco, perché è veramente una gara di cretini!
In Italia abbiamo avuto tanti grandi comici, come Vianello, Tognazzi, Gassmann. Come è cambiata la comicità italiana?
A parte che stiamo parlando di altri livelli perché loro erano veramente dei grandi, però se ad esempio guardi oggi il film Mostri di Dino Risi del 1953 ti rendi conto che è di un’attualità incredibile. Eppure allora non avevano i mezzi di oggi, però avevano le idee, avevano produttori con il coraggio di fare le cose.
Oggi se fai tv sei legato all’audience, a programmi che devono seguire un determinato format, con pezzi molto brevi.
Quali sono i prossimi progetti? C’è qualcosa di nuovo del quale ci vuole parlare?
No. (risata) Continuerò a portare in giro lo spettacolo “Una vita da pavura”, poi sto scrivendo uno spettacolo nuovo e poi spero di avere anche un po’ di tempo libero.
A proposito che cosa le piace fare quando non lavora?
Mi piace girare in moto, dormire, mangiare, vedere il mare.
E Milano Marittima? Le piace, la frequenta?
Bè come si fa a dire che non è bella Milano Marittima? La sera guardi il passeggio e vedi donne che in altri luoghi non riesci a vedere. Quindi vai lì ti si dilata un po’ la pupilla, e quando ti fa la crepa puoi andare a casa.
Alla fine però preferisce la sua Casal Borsetti?
Bè è sicuramente più tranquilla! Io abitavo a Passo Gatto che è un paese che non esiste neanche su google map, poi mi sono spostato a Lugo e da dieci anni sono “emigrato” a Bologna. Lì mi hanno accettato bene, mi sono integrato... (e per chi non l’avesse capito è una battuta)

L’intervista è finita, tra poco Giacobazzi deve entrare in scena. Noi ci siamo veramente divertiti ma sapevamo che sarebbe stato difficile trasferire su carta la sua ironia che esprime soprattutto con il suo modo di parlare e con la mimica facciale, così abbiamo ripreso tutto con una telecamera e pubblicato l’intervista su www.romagnalive.it.

 

 

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