Ciak a tre voci
Tre volti cinematografici che hanno dato spessore al cinema italiano contemporaneo. Tre artisti di grande cultura che hanno iniziato la loro carriera come attori di teatro, dove hanno debuttato giovanissimi, uscendone con le spalle più forti, con una maturità artistica e una versatilità che hanno permesso loro di affrontare con successo i ruoli più diversi, conquistando pubblico e critica.
Elio Germano, Luigi Lo Cascio e Laura Morante parlano del loro debutto sul grande schermo e di come vedono la situazione del cinema italiano oggi.
Cosa ne pensa delle critiche che ha ricevuto di recente il nostro cinema, specie dopo il flop a Venezia?
Germano: “L’unico strumento con cui misuriamo il livello qualitativo del nostro cinema sono gli incassi o il fatto che si sia aggiudicato dei premi. Così c’è un cinema di qualità che, per mancanza di mezzi, non riesce a farsi strada nel circuito commerciale e che, in questo modo, rimane escluso, al margine, classificato come produzione di serie B. Destinato magari ad essere riscoperto solo vent’anni dopo, grazie ai giudizi lusinghieri di qualche esperto di genere francese o americano. In Italia, purtroppo, non c’è più chi investe in produzioni di nicchia, puntano tutti a qualcosa di più facile e remunerativo, l’obiettivo finale è il botteghino”.
Lo Cascio: “Sinceramente le critiche negative non sono una preoccupazione che mi assilla, e credo che non se ne debbano curare nemmeno quelli che fanno cinema”.
Morante: “Ma perché mai dobbiamo scandalizzarci se l’Italia non porta a casa nessuna statuetta?! I premi sono assegnati da una giuria: a una commissione possono piacere determinati film, ad un’altra, magari sarebbero piaciuti altri film. Questo che c’entra con il fatto che il cinema abbia perso o meno la sua qualità?”.
A suo parere come stanno le cose? Qual è lo stato di salute del nostro cinema?
Germano: “Secondo me il cinema italiano è in uno stato di ottima salute, per quel che riguarda la forza lavoro, le idee e la voglia di fare. Purtroppo a godere di pessima salute sono le istituzioni, e i committenti. è un po’ come per il cibo, non si cerca più il piccolo produttore di qualità, la gente preferisce mangiare fast food. Ma noi, invece, che siamo ‘mangiatori’ appassionati, amiamo ancora andare nel piccolo ristorante che utilizza prodotti fatti in casa,
certi che non soffriremo di mal di stomaco dopo avere cenato”.
Lo Cascio: “Ogni volta che mi chiedono dello stato di salute del nostro cinema mi viene in mente uno che si misura la febbre tutti i giorni. Non bisogna lavorare con l’assillo di trovare una cura per guarire, ‘farmaco uguale veleno’. E poi io trovo che il nostro cinema sia in buona salute, ha degli attori che sono l’uno diverso dall’altro, ognuno di noi porta con sé le sue radici e le sue tradizioni, l’essenza della terra in cui è cresciuto. Questa è la nostra ricchezza. Ogni anno l’Italia sforna quattro o cinque film validi. Vale lo stesso anche per la Spagna, o per la Francia, è una cifra normale, soprattutto se consideriamo che l’Italia produce molto meno rispetto ai paesi concorrenti: se in Francia vengono girate 200 pellicole all’anno, noi al massimo ne facciamo un’ottantina”.
Parlando di produzioni cinematografiche, quale sarà il suo prossimo film?
Morante: “A dicembre uscirà La bellezza del somaro di Sergio Castellitto, una commedia dove interpreto proprio la moglie di Castellitto. Insieme saremo alle prese con il nuovo amore di nostra figlia”.
Lo Cascio: “A metà ottobre è uscito nelle sale Noi credevamo, un film di Mario Martone sul Risorgimento, presentato a Venezia. è una pellicola complessa, dove io interpreto Domenico, uno dei tre protagonisti, che raccontano ognuno un episodio del periodo mazziniano. Per la tv invece ho girato Il maratoneta, un film su Dorando Pietri, atleta piccolo di statura che incantò alle Olimpiadi di Londra nel 1908”.
germano: “In Germania c’è stata da poco la premiere del film La fine è il mio inizio, tratto dall’omonimo libro del reporter italiano Tiziano Terzani, dove dialoga con il figlio Folco, che io interpreto sul set, tirando le fila della sua esistenza. La produzione è tedesca, mio padre è Bruno Ganzi”.
Tra un ciak e l’altro, una finestra rimane sempre aperta sul teatro: questo rimane il loro primo, grande amore. Ne sa qualcosa la Morante, che ha esordito appena ventenne con Carmelo Bene: “Era un tiranno, lavorare con lui era insopportabile. Ma è stato il mio mentore”. Lo Cascio è in tour con Diceria dell’untore, adattamento teatrale di un romanzo di Gesualdo Bufalino. Germano, invece, con Thom Pain, monologo tratto dall’omonimo testo di Will Eno. “Un testo sporco, storto, slabbrato e deforme”, che mette in scena il malessere della realtà contemporanea.




















