ARRIGO SACCHI, IL MISTER CHE SORRIDE A TUTTI
LO SI PUÒ INCROCIARE MENTRE FA JOGGING LUNGO I SENTIERI DELLA PINETA O PASSEGGIA IN VIALE MATTEOTTI: UN SORRISO E UN CORDIALE SALUTO A TUTTI COLORO CHE GLI RIVOLGONO LA PAROLA NON MANCANO MAI...
“...QUI C’È TUTTO QUELLO DI CUI HO BISOGNO: GLI AMICI, PRIMA DI TUTTO, TANTO VERDE,
LA POSSIBILITÀ DI STARE IMMERSO NEL SILENZIO DELLA PINETA O NELL’ATMOSFERA RUMOROSA DEI BAR CON TANTA MUSICA”.
Si può incrociarlo mentre fa jogging lungo i sentieri della pineta o mentre passeggia in viale Matteotti: un sorriso e un cordiale saluto a tutti coloro che gli rivolgono la parola non mancano mai. “A Milano Marittima mi sento proprio a casa, quando ho bisogno di rilassarmi qui ci riesco sempre, d’estate ma soprattutto d’inverno”.
Tra i “cittadini illustri” di Milano Marittima un posto di rilievo lo merita senza dubbio Arrigo Sacchi. L’ex commissario tecnico che portò la Nazionale a sfiorare il titolo di Campione del Mondo nel 1994 negli Stati Uniti (perse ai rigori col Brasile) e ha in bacheca uno scudetto, due coppe dei campioni e due coppe intercontinentali conquistati col Milan, ha messo in un cassetto il tesserino da allenatore, ma non la sua leggendaria mentalità di attaccante in ogni situazione, e si diverte a fare il commentatore sulle pagine della Gazzetta dello Sport, dai teleschermi delle reti Mediaset e dai microfoni di Radio Italia, Radio Kiss Kiss Napoli e Radio Radio Roma.
Tornerà a fare l’allenatore?
“Chi lo sa, non si può mai dire mai, ma nelle cose ci vuole passione; se trovassi gli stimoli giusti...”.
Perché ama Milano Marittima?
“Perché qui c’è tutto quello di cui ho bisogno: gli amici, prima di tutto, tanto verde, la possibilità di stare immerso nel silenzio della pineta o nell’atmosfera rumorosa dei bar con tanta musica”.
Non c’è stata cementificazione...
“Grazie a Germano Todoli, un grande personaggio pronto a litigare per difendere un metro di verde. Era anche presidente della squadra di calcio e hanno fatto bene a intitolargli lo stadio”.
Ma il mare...
“Ha il fondale sabbioso, non ti emoziona come altri mari, ma c’è tanto verde e la possibilità di fare tanto sport. Il verde è importante, riesce anche a nascondere qualche errore”.
Un ricordo?
“Quando mi venne a trovare Eriksson lo portai a correre in pineta e lui si stupì. ‘Non immaginavo che ci fosse un posto così’ mi disse quando tornammo a casa”.
Da quanto tempo frequenta Milano Marittima?
“Cominciai a 12 anni con la famiglia; abitavamo a Fusignano, nell’entroterra, e mio padre comprò un appartamento all’anello del pino. Questo posto mi è sempre piaciuto, poi qualche anno fa finalmente con mia moglie siamo riusciti a trovare una casa al margine della pineta, la cercavamo da dieci anni almeno. Mi dispiace solo non poterci stare abbastanza”.
Anche adesso che non fa più l’allenatore?
“Sì, ancora oggi viaggio molto, sei mesi all’anno li passo a Milano, gli altri sei a Milano Marittima, dove venivo anche quando non avevo tempo, magari solo per poche ore. Poter fare una corsa in pineta o incontrare gli amici ti ricarica di energia; purtroppo molti amici non ci sono più come Italo Laghi, Lorenzo Di Pietro, Julian, Pino Montanari, Enzo dello Sporting...”.
Dove è più facile incontrarla?
“Dappertutto, forse più spesso Al Caminetto da Franco, al Tennis del Mare e Pineta da Mario Baldassari, alla Perla Blu perché abitavo di fianco, nel negozio di Julian, alla Perla Verde, di proprietà della mia famiglia, gestito da Roberta Penso”.
Come mai decise di fare l’allenatore di professione?
“Colpa di una discopatia che allora mi costrinse a smettere di giocare a calcio e oggi mi impedisce di giocare a tennis. Fu il preparatore atletico del Fusignano, la squadra per la quale giocavo a dirmi ‘Perché non fai l’allenatore?’. Eccomi qua”.




















